Se hai costruito il tuo portafoglio con un minimo di raziocinio, è molto probabile che prima o poi ti sia venuta quella strana mania: controllare se la tua asset allocation vada davvero bene.
Forse hai troppo azionario. Forse troppo obbligazionario. Forse avresti dovuto aumentare l'S&P 500, comprare Treasury a lunga scadenza, aggiungere mercati emergenti, oro o chissà quale ETF dal codice impronunciabile. La mente vaga tra grafici, rendimenti e scenari apocalittici, con un impatto potenzialmente devastante sulla serenità domestica.
Il problema è che molte di queste domande non hanno una risposta certa. Nessuno sa cosa faranno mercati, inflazione, banche centrali o economie nei prossimi mesi. Quello che possiamo fare, però, è costruire un portafoglio in grado di affrontare più scenari possibili senza far saltare tutto al primo evento avverso.
Questa è la checklist fondamentale: asset allocation, diversificazione e comportamento del portafoglio nei diversi scenari. Tre cose da controllare periodicamente per investire con più consapevolezza e, idealmente, pensarci un po' meno.
Il punto di partenza: non prevedere il futuro, prepararsi al futuro
I mercati sono pieni di market mover, cioè dati e notizie che cambiano aspettative e prezzi. Tassi di interesse, inflazione, occupazione, risultati aziendali, emissioni di titoli di Stato e dichiarazioni delle banche centrali possono spostare azioni e obbligazioni anche in modo violento nel giro di pochi giorni.
Un esempio molto chiaro arriva dalla fase di mercato successiva ai ribassi dell'autunno 2023. Dopo mesi agitati, l'S&P 500 registrò una settimana molto forte. I motivi furono diversi: risultati trimestrali solidi di grandi società, tassi lasciati invariati dalla Federal Reserve, segnali di rallentamento dell'inflazione e dati sul lavoro meno caldi delle attese.
Il mercato lesse questi elementi come un possibile avvicinamento alla fine del ciclo di rialzo dei tassi. E quando i rendimenti obbligazionari scendono, le azioni tendono spesso a beneficiarne. Il ragionamento è abbastanza lineare: se i titoli di Stato molto sicuri rendono tanto, diventano un'alternativa più attraente alle azioni. Se invece i rendimenti scendono, il premio al rischio dell'azionario torna a sembrare più interessante.
Ma il punto non è indovinare il prossimo movimento. Quello è mestiere da chiromanti, non da investitori. Il punto è evitare rischi tali che un singolo evento, anche molto improbabile, possa spazzare via il patrimonio. Una lezione molto talebiana, nel senso di Nassim Taleb, che resta validissima.
Un buon portafoglio non deve essere ottimizzato per una previsione. Deve essere robusto di fronte all'incertezza.
1. Controlla l'asset allocation
La prima domanda della checklist è anche la più importante: come sono distribuiti i soldi tra le diverse asset class?
L'asset allocation determina gran parte del comportamento e dei risultati di lungo periodo di un portafoglio. Molto più della ricerca ossessiva del singolo ETF perfetto o dell'azione che, forse, farà il botto.
Le principali asset class che possono entrare in gioco sono:
- Liquidità, cioè denaro fermo e disponibile.
- Obbligazioni, titoli di debito emessi da Stati o società.
- Azioni, quote di imprese che partecipano alla crescita e agli utili delle aziende.
- Materie prime, incluse esposizioni diversificate e oro.
- Immobiliare quotato, normalmente attraverso REIT ed ETF che li replicano.
Nella forma più essenziale, un portafoglio può essere costruito soltanto con azionario globale e obbligazionario globale. Per chi inizia a investire, con capitali ancora limitati, questa soluzione può essere più che sufficiente. Due ETF ben scelti e coerenti con i propri obiettivi fanno spesso molto meglio di portafogli bancari complicatissimi, pieni di fondi costosi e poco trasparenti.
Un riferimento classico è il portafoglio 60/40: 60% azionario globale e 40% obbligazionario globale. Anche Scalable Insights usa un benchmark di questo tipo, composto da un ETF azionario globale collegato all'MSCI All Country e da un ETF obbligazionario globale collegato al Bloomberg Global Aggregate Bond.
Attenzione, però: il 60/40 non è una religione. È un benchmark, non una formula magica da applicare a chiunque abbia un conto titoli.
Azioni e obbligazioni: il cuore del portafoglio
Azioni e obbligazioni rappresentano quasi sempre il nucleo centrale. Le azioni servono a far crescere il capitale nel lungo periodo, accettando volatilità e periodi anche molto brutti. Le obbligazioni hanno normalmente il ruolo di stabilizzare il portafoglio, generare reddito e fornire una componente meno aggressiva.
La relazione tra le due asset class, tuttavia, non è immutabile. Quando i tassi sono molto bassi, le obbligazioni possono offrire poca protezione: un'improvvisa crescita dell'inflazione e dei tassi può far scendere contemporaneamente prezzi obbligazionari e azionari. Il 2022 è stato un esempio dolorosamente didattico.
Una semplice linea guida, da prendere appunto come linea guida e non come dogma scolpito nella pietra, suggerisce una quota azionaria pari a:
125 meno l'età, meno il tasso della Fed moltiplicato per 5.
La logica è adattare l'esposizione azionaria sia all'orizzonte temporale personale sia al livello dei tassi. Con tassi molto bassi, avere troppe obbligazioni può non essere così utile. Con tassi più alti, invece, la componente obbligazionaria torna ad avere rendimenti potenzialmente più interessanti.
Una persona di 35 anni, con orizzonte lungo e buona tolleranza alla volatilità, potrebbe trovarsi ragionevolmente attorno al 65% azionario e 35% obbligazionario. Non è una raccomandazione di investimento, è solo un esempio per capire il ragionamento.
Oro e materie prime: decorrelazione, non bacchette magiche
Con patrimoni più consistenti, può avere senso valutare ulteriori fonti di diversificazione. Le materie prime, acquistabili attraverso ETC o strumenti che replicano panieri diversificati, possono comportarsi in modo molto diverso da azioni e obbligazioni.
Nel 2022, mentre azioni e obbligazioni soffrivano per inflazione, guerra e rialzo dei tassi, le materie prime salirono in modo importante. Questo non significa che siano sempre una protezione perfetta, ma mostra perché una piccola esposizione possa contribuire a rendere il portafoglio meno dipendente da un solo scenario economico.
L'oro merita un discorso a parte. Una quota tra il 5% e il 15% viene spesso considerata sensata per chi vuole introdurre un elemento decorrelato dall'azionario. Nei momenti di forte tensione, con borse in discesa e incertezza geopolitica elevata, l'oro può apprezzarsi e fare da contrappeso.
Questo non vuol dire che bisogna rincorrerlo quando è vicino a livelli molto elevati. Un investimento utile può diventare pessimo se comprato in modo compulsivo solo perché il prezzo è salito negli ultimi mesi.
REIT: immobiliare senza comprare una casa
I REIT, acronimo di Real Estate Investment Trust, sono società che investono nel settore immobiliare. Un ETF sui REIT consente di esporsi a migliaia di immobili e relativi flussi di affitto senza dover comprare direttamente un appartamento, gestire inquilini o avere capitali enormi.
Naturalmente non sono immuni dai problemi del mercato immobiliare. Se i prezzi degli immobili scendono e i tassi restano elevati, anche i REIT possono soffrire. Per questo non rappresentano una scorciatoia per investire senza rischi.
In generale, i REIT hanno più senso in patrimoni rilevanti, indicativamente sopra i 100.000 euro. Prima di quella soglia, non succede niente di grave se si ignora completamente la loro esistenza e ci si concentra sulla costruzione di un portafoglio semplice.
La prima domanda da farsi, quindi, è questa:
Il mio portafoglio contiene le asset class davvero necessarie per i miei obiettivi, e sono bilanciate in base a età, orizzonte temporale, propensione al rischio, livello dei tassi e fase del ciclo economico?
2. Controlla la diversificazione interna
Una cosa è diversificare tra azioni, obbligazioni, oro e liquidità. Un'altra è capire che cosa c'è davvero dentro gli ETF che abbiamo in portafoglio.
Molti acquistano un ETF sull'MSCI World e pensano, giustamente, di avere un investimento ampiamente diversificato. Dentro ci sono oltre 1.500 società. Perfetto. Però occorre sapere che gli indici pesati per capitalizzazione danno molto più spazio alle aziende più grandi.
Nell'MSCI World, il settore dell'information technology pesa circa un quarto dell'indice. E una quota enorme della capitalizzazione è concentrata in sette giganti americani: Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, Nvidia, Tesla e Meta, le cosiddette Magnificent Seven.
Circa il 20% dell'intera capitalizzazione dell'indice può dipendere da queste sette società. Non è necessariamente un problema. Ma va saputo.
Lo stesso vale per la geografia. Gli Stati Uniti rappresentano circa il 70% dell'MSCI World. Il Giappone, seconda area per peso, è molto più indietro. Questa predominanza americana riflette la realtà attuale dei mercati: gli Stati Uniti restano una potenza economica, tecnologica, finanziaria e militare dominante.
Ma la storia insegna che le leadership cambiano. Negli anni Ottanta il Giappone arrivò a pesare più degli Stati Uniti nei mercati azionari globali. Poi arrivò una gigantesca bolla, e il Nikkei non tornò per decenni ai vecchi massimi. Nessuna supremazia finanziaria è garantita per sempre.
Concentrazione geografica e settoriale: volerla oppure subirla?
Se avere il 70% del proprio azionario in un singolo Paese e una grossa quota in poche mega società non ti rende sereno, puoi valutare esposizioni complementari. ETF europei, mercati emergenti, settori difensivi o ETF equal weight possono modificare il profilo di concentrazione.
Gli ETF equal weight assegnano lo stesso peso a tutte le società presenti nell'indice, invece di privilegiare quelle con maggiore capitalizzazione. Se una delle grandi aziende tecnologiche subisce un tonfo clamoroso, il suo effetto su un indice equal weight è normalmente più contenuto rispetto a un indice tradizionale pesato per capitalizzazione.
Non esiste, anche qui, una soluzione universalmente migliore. Se credi che la tecnologia continuerà a dominare il mondo, potresti essere perfettamente a tuo agio con l'attuale composizione del mercato. Se invece ritieni che le valutazioni delle grandi società siano eccessive, potresti voler ridurre la concentrazione.
La stessa analisi va fatta sulla componente obbligazionaria. Un ETF obbligazionario globale può contenere tantissimi titoli, ma anche qui esistono pesi geografici, rating creditizi, valute, durate e distribuzioni di cedole da conoscere.
Per esempio, un indice globale di titoli di Stato sviluppati può avere una forte esposizione agli Stati Uniti, seguiti da Paesi come Giappone e Francia. L'Italia tende a comparire con un peso rilevante e con rendimenti più alti rispetto ad altri Paesi ricchi, proprio perché il suo debito è percepito come più rischioso.
La seconda domanda della checklist è quindi:
I miei investimenti sono davvero diversificati per area geografica, settore e singoli emittenti? Le concentrazioni presenti sono una mia scelta consapevole oppure sono lì per caso?
3. Valuta il portafoglio nei possibili scenari
La terza parte della checklist è la più utile quando il patrimonio cresce e la vita comincia a diventare complicata: come reagirebbe il portafoglio davanti a uno scenario negativo?
Non bisogna cercare di prevedere con precisione il futuro. Meglio immaginare condizioni plausibili e chiedersi se il portafoglio sarebbe in grado di reggerle.
Tra gli scenari rilevanti in una fase di tassi e inflazione incerti possono esserci:
- un aumento dell'inflazione europea;
- un ulteriore rialzo dei tassi in Europa;
- un crollo dei mercati azionari europei;
- un ribasso delle borse globali;
- un ulteriore aumento dei tassi negli Stati Uniti.
Gli scenari negativi sono quelli che contano di più. Se arriva uno scenario positivo, bene, si guadagna e chissene. Il lavoro serio consiste nel capire dove si è vulnerabili prima che qualcosa vada storto.
Strumenti di analisi come Scalable Insights, realizzato in partnership con BlackRock, permettono di osservare la composizione del portafoglio, le esposizioni e il possibile comportamento in diversi contesti. Non sostituiscono il giudizio personale, ma possono evitare di fare tutto a mano su Excel tra formule, percentuali e crisi esistenziali.
Per chi desidera approfondire le funzionalità del broker citato, è disponibile il link sponsorizzato a Scalable Capital. Il link può generare una commissione per l'autore in caso di apertura di un account. Investire comporta rischi.
Portafoglio e obiettivi: qui cambia tutto
A 25 anni, con un piano di accumulo da 100 o 200 euro al mese e un orizzonte di decenni, è ragionevole non farsi paralizzare da ogni possibile crisi dei prossimi cinque anni. Un portafoglio azionario, se coerente con il proprio stomaco e con la propria situazione, può attraversare tranquillamente fasi molto difficili.
Quando però aumentano capitale, responsabilità e obiettivi, il ragionamento cambia.
Potrebbero esserci spese importanti nei prossimi anni: una casa più grande, l'università dei figli, un'auto, un progetto imprenditoriale, cure per un genitore, sei mesi di aspettativa per fare il giro del mondo o persino una casa al mare. Non stiamo qui a giudicare se l'obiettivo sia finanziariamente sensato. Se è una cosa che vuoi fare, va pianificata.
Se sai che tra tre o cinque anni dovrai usare una parte importante del capitale, non puoi trattare quei soldi come se avessero un orizzonte di vent'anni. Se il portafoglio è troppo esposto alle azioni e arriva un ribasso del 20% o del 30% proprio quando devi liquidare, potresti essere costretto a vendere in perdita.
In questi casi, i risparmi destinati a una spesa ravvicinata possono essere separati dal portafoglio di lungo periodo e collocati in strumenti obbligazionari a breve o media scadenza. L'obiettivo non è diventare ricchi in tre anni. L'obiettivo è avere una ragionevole probabilità di trovare quei soldi quando servono, leggermente rivalutati e senza dipendere dall'umore di Wall Street.
Il resto del portafoglio, quello davvero destinato al lungo termine, può invece continuare a fare il suo mestiere.
La domanda finale, forse quella decisiva, è questa:
Se si verificasse uno scenario negativo proprio nel momento in cui avrò bisogno di denaro, il mio portafoglio sarebbe ancora coerente con i miei obiettivi?
La checklist da tenere sempre a mente
Un portafoglio solido non è quello che sale ogni mese. Quello non esiste. È quello che ha una logica, che rispecchia la situazione personale e che può sopravvivere a un mondo che inevitabilmente farà cose imprevedibili.
Ogni tanto basta fermarsi e fare tre controlli:
- Asset allocation: azioni, obbligazioni, liquidità ed eventuali asset alternativi sono distribuiti in modo coerente con età, obiettivi e tolleranza al rischio?
- Diversificazione: ci sono concentrazioni geografiche, settoriali o su poche aziende che voglio davvero avere?
- Scenari: cosa accadrebbe al portafoglio se inflazione, tassi o mercati si muovessero nella direzione sbagliata proprio quando mi servono quei soldi?
Per molti investitori, un portafoglio semplice composto da azionario globale e obbligazionario globale è già un'ottima soluzione. Non serve trasformare la finanza personale in un secondo lavoro. Serve soprattutto evitare errori enormi, costi inutili, prodotti incomprensibili e rischi che non ci si può permettere.
Ragiona per scenari, non per previsioni. Diversifica senza complicarti la vita. E costruisci il portafoglio attorno alla tua vita, non attorno all'ultima notizia sui mercati.
Questa non è una raccomandazione di investimento. Prima di investire, è essenziale comprendere strumenti, costi, rischi e implicazioni fiscali, valutando se necessario il supporto di un professionista qualificato.
Diventa un PRO del denaro e scopri come creare, gestire, proteggere e aumentare la tua ricchezza!