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8 errori da non commettere quando investi

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Gli italiani e le loro abitudini finanziarie sono una tradizione più solida del ragù della nonna: soldi fermi sul conto corrente, amore eterno per il mattone, BTP ovunque e una discreta fiducia nel consiglio dell’amico, del cugino o del consulente della banca.

Un’indagine condotta da Pictet Wealth Management su circa 5.000 risparmiatori italiani, pubblicata nel novembre 2023, ha confermato il copione. Il 41% preferisce restare liquido, il 27% punta sugli immobili, il 26% sui BTP. Le azioni? Appena il 6%.

Non è un problema perché conti correnti, case o titoli di Stato siano automaticamente il male. Il problema è farne un dogma, usarli senza capire rischi, costi, liquidità e ruolo nel portafoglio. Investire non significa comprare cose che sembrano rassicuranti. Significa prendere decisioni consapevoli per raggiungere obiettivi reali.

Ecco gli otto errori più comuni da evitare se non volete trasformare il vostro patrimonio in un monumento all’improvvisazione.

Key Takeaways

  • Investire richiede obiettivi misurabili, realistici e definiti nel tempo.
  • L’inflazione erode il potere d’acquisto del denaro lasciato fermo sul conto.
  • La diversificazione riduce il rischio di concentrare il patrimonio su pochi strumenti.
  • Tempo, risparmio e costanza contano più del tentativo di prevedere i mercati.

Indice

1. Investire senza obiettivi

Il primo errore è comprare prodotti finanziari senza sapere perché lo si stia facendo. Un po’ di BTP, qualche Bitcoin, due azioni di Tesla, Ferrari, UniCredit ed Eni, magari un ETF sull’intelligenza artificiale perché “è il futuro”, poi 30.000 euro bloccati per cinque anni in un conto deposito.

Questa non è diversificazione. È una raccolta di oggetti finanziari messi nel carrello senza una logica.

Un investimento deve partire da un obiettivo. E un obiettivo, per essere tale, deve essere SMART:

  • Specifico: deve dire chiaramente cosa volete ottenere.
  • Misurabile: deve avere numeri verificabili.
  • Raggiungibile: deve essere compatibile con reddito e risparmio.
  • Rilevante: deve avere un impatto concreto sulla vostra vita.
  • Temporizzato: deve avere un orizzonte temporale definito.

“Voglio fare un po’ di soldi” non è un obiettivo. “Voglio accumulare un milione di euro investendo 1.000 euro al mese per 30 anni, per poter dedicare più tempo a progetti personali” comincia invece a essere un piano.

Da lì potete ragionare su rendimento atteso, rischio accettabile, importo da risparmiare, strumenti coerenti e tempo necessario. Senza questa base, il rischio è arrivare da un’altra parte, ammesso che arriviate da qualche parte.

2. Dimenticarsi dell’inflazione

Denaro più tempo uguale inflazione in mezzo alle palle. È una formula semplice, ma dovrebbe comparire ogni volta che parlate di soldi distribuiti in momenti diversi del tempo.

Lasciare una grossa quota del patrimonio sul conto corrente sembra sicuro. In realtà, nella migliore delle ipotesi, significa assistere alla perdita costante di potere d’acquisto. Con un’inflazione media del 3% annuo, il valore reale del denaro tende grosso modo a dimezzarsi nell’arco di 23 o 24 anni.

Non serve nemmeno un’inflazione al 9% per avere un problema. Basta quella normale, apparentemente innocua, del 2% o 3%. È silenziosa, ma lavora tutti i giorni.

Lo stesso vale quando qualcuno vi racconta che una casa è stata venduta con un guadagno nominale. Un immobile comprato nel 2010 a 300.000 euro e rivenduto nel 2023 a 350.000 euro non ha necessariamente prodotto un guadagno reale. Considerando l’inflazione, quei 350.000 euro del 2023 possono corrispondere a circa 260.000 euro del 2010. Altro che più 50.000.

Anche l’obiettivo di arrivare a un milione va letto in termini reali. Con un’inflazione media del 3%, un milione di euro varrebbe circa:

  • 553.000 euro di oggi tra 20 anni
  • 410.000 euro di oggi tra 30 anni
  • 306.000 euro di oggi tra 40 anni
  • 228.000 euro di oggi tra 50 anni

Il tempo è fondamentale negli investimenti, ma proprio per questo non potete ignorare l’inflazione. Risparmiare, investire presto e restare investiti a lungo serve anche a contrastare questa erosione.

3. Non diversificare abbastanza

La diversificazione è uno dei pochi pasti gratis della finanza. Non elimina il rischio, purtroppo nessuno ha ancora inventato quel prodotto, ma evita che un singolo errore, un settore in crisi o un Paese in difficoltà distrugga il vostro patrimonio.

Mettere tutto su un singolo BTP, su una casa, su poche azioni italiane o su una moda del momento è un all-in travestito da investimento. E gli all-in funzionano benissimo finché non succede qualcosa di inatteso. Poi ci si accorge di avere un problema enorme e nessuna via d’uscita semplice.

Un portafoglio ragionevolmente diversificato dovrebbe considerare almeno quattro dimensioni:

  • Asset class: azioni e obbligazioni, con eventuali esposizioni minori a immobili, materie prime o criptovalute.
  • Geografia: vivere, lavorare e possedere casa in Italia è già una forte esposizione al Paese. Non serve aggiungere il 100% del patrimonio finanziario in BTP e aziende italiane.
  • Settori: il settore tecnologico può dominare oggi, ma non esiste alcuna legge che garantisca che sarà sempre così.
  • Valute: avere una parte degli investimenti esposta al dollaro o ad altre valute può contribuire a ridurre la concentrazione totale sull’euro.

Il rischio di cambio euro-dollaro spaventa molti investitori, ma vale la pena ricordare una cosa: la nostra vita economica è già quasi interamente denominata in euro. Reddito, spese, immobile, pensione futura e conto corrente dipendono dalla stessa valuta. Avere investimenti globali non è automaticamente un problema, può essere anche una forma di protezione.

4. Pagare troppe commissioni e scegliere i consulenti sbagliati

Molti pensano che affidarsi alla banca o all’assicurazione sia automaticamente più sicuro. È una convinzione legittima, ma spesso sbagliata. Il punto non è che chi lavora in banca sia necessariamente incompetente o animato da cattive intenzioni. Il punto è il modello economico.

Se vi vengono proposti fondi comuni o polizze con commissioni annuali del 2% o 3%, quelle commissioni vengono prelevate comunque. Voi assumete il rischio di mercato, mentre il costo resta lì, costante e felicissimo di esistere, anche negli anni in cui i rendimenti sono modesti o negativi.

Nel lungo periodo, la differenza tra pagare costi alti e pagare costi bassi può diventare gigantesca. Una quota annuale apparentemente piccola mangia una parte enorme dell’interesse composto, cioè proprio il motore che dovrebbe far crescere il patrimonio.

Inoltre, la gestione attiva raramente riesce a battere con costanza il proprio indice di riferimento. Report come lo SPIVA Scorecard di S&P Dow Jones Indices mostrano da anni quanto sia difficile per i fondi attivi sovraperformare i benchmark su orizzonti lunghi. Su dieci anni, mediamente, solo una minoranza riesce a farcela. Su vent’anni, la situazione diventa ancora più brutale.

Pagare molto di più per ottenere spesso meno del mercato non è una strategia sofisticata. È semplicemente una cosa su cui vale la pena riflettere con estrema attenzione.

5. Avere aspettative sbagliate sui rendimenti

La finanza non è lineare. Quattro punti percentuali di rendimento annuo sembrano una differenza modesta solo finché non fate i conti con l’interesse composto.

Investire 1.000 euro al mese per 30 anni con un rendimento medio annuo del 4% porta a circa 700.000 euro. Con un rendimento medio dell’8%, si arriva intorno a 1,5 milioni di euro. Non è una differenza piccola. È più del doppio.

Naturalmente, nessuno sa quali saranno i rendimenti futuri. I dati storici non sono una previsione, né una garanzia. Possono solo offrire un ordine di grandezza utile per costruire aspettative meno fantasiose.

Negli ultimi trent’anni, dal punto di vista di un investitore europeo e considerando anche l’effetto del cambio euro-dollaro, alcune grandi asset class hanno avuto rendimenti medi annui approssimativamente in queste aree:

  • Azionario statunitense S&P 500: circa 10%
  • Azionario globale: circa 8%
  • Portafoglio bilanciato 60% azioni e 40% obbligazioni: circa 7%
  • Principali indici azionari tedesco e francese: circa 7%
  • Obbligazioni governative globali: circa 4%
  • Oro: circa 6%

Il messaggio non è che dovete inseguire l’8%, né che un portafoglio diversificato renderà per forza quei numeri. Il messaggio è che rendimenti tra il 4% e l’8% annuo sono già un intervallo realistico e potente su tempi lunghi.

Chi promette il 20% annuo per dieci anni ha probabilmente una proposta che merita parecchie domande. Se non è Warren Buffett, che peraltro difficilmente gestirà i vostri soldi, il rischio di trovarvi davanti a una favola finanziaria è alto.

6. Cercare di fare market timing

Time in the market, not timing the market. Conta il tempo passato sul mercato, non la capacità di azzeccare ogni ingresso e ogni uscita.

Comprare quando i prezzi sono bassi e vendere quando sono alti è una frase bellissima. Il problema è che nessuno sa farlo in modo affidabile e ripetibile per decenni. Neppure i professionisti che passano le giornate davanti a grafici, dati macroeconomici e notizie finanziarie.

Provare a prevedere i movimenti di breve periodo produce due rischi: perdere giorni di rialzo che fanno una differenza enorme sul rendimento finale e aumentare costi, tasse e commissioni con compravendite continue.

La soluzione è molto meno sexy e molto più efficace: stabilite un’asset allocation coerente con i vostri obiettivi, alimentatela sistematicamente con il risparmio e lasciate lavorare il tempo. Controllare il portafoglio cinque o sei volte l’anno è più che sufficiente per la maggior parte delle persone.

Nel frattempo, trovatevi un hobby. Davvero.

7. Investire seguendo emozioni e media

Quando i mercati salgono, arriva l’overconfidence. Ci convinciamo di essere dei fenomeni, perdiamo la percezione del rischio e vogliamo aumentare l’esposizione proprio quando magari dovremmo mantenere la calma.

Quando i mercati scendono, entra in gioco l’avversione alle perdite. Il dolore per una perdita pesa psicologicamente molto più della soddisfazione per un guadagno equivalente. E quindi scattano panico, vendite nei momenti peggiori e decisioni prese per smettere di soffrire, non per migliorare il patrimonio.

I media amplificano tutto. Notizie, indiscrezioni e dichiarazioni possono muovere i prezzi nel breve periodo in modo sproporzionato rispetto ai fondamentali economici delle aziende. Una cosa può sembrare urgente, enorme e irrimediabile alle 10 del mattino, per poi essere dimenticata alle 16.

Tenete a mente due regole banali ma salvavita:

  • Se state provando un’emozione intensa, positiva o negativa, mentre state per investire, probabilmente state per fare una minchiata.
  • Se una notizia vi sembra un’ottima ragione per modificare il portafoglio, fermatevi. Se era davvero una buona idea, il mercato potrebbe averla già prezzata.

Investire dovrebbe essere noioso. Se è adrenalinico, state probabilmente confondendo il patrimonio con il casinò.

8. Non concentrarsi su ciò che potete davvero controllare

Non potete controllare i rendimenti futuri dei mercati. Non potete sapere quando arriverà una recessione, quale sarà il prossimo trend tecnologico o quando i tassi cambieranno direzione. Non potete stare dentro quando tutto sale e fuori cinque minuti prima che cada tutto.

Potete però controllare tre cose enormi:

  • Il tempo: prima iniziate e più a lungo restate investiti, meglio è.
  • Il risparmio: più risorse destinate agli investimenti significa più patrimonio accumulato.
  • La costanza: seguire una pianificazione di lungo termine vale molto più di inseguire il sistema di trading miracoloso del momento.

Questi tre elementi contribuiscono al risultato finale indipendentemente da cosa faranno i mercati. Sono le leve su cui avete davvero potere. Ed è esattamente lì che dovreste mettere energia, attenzione e disciplina.

Il punto non è essere perfetti, ma evitare le cagate grosse

Non serve prevedere il futuro, trovare l’azione che farà più 1.000% o diventare esperti di macroeconomia. Serve avere obiettivi chiari, ricordarsi dell’inflazione, diversificare, ridurre i costi, mantenere aspettative credibili e restare coerenti con il piano.

Il risparmiatore medio rischia di restare fermo sul conto mentre perde potere d’acquisto, comprare casa pensando che salga sempre, concentrare tutto nei BTP e pagare commissioni enormi per fondi che spesso non fanno meglio del mercato. Non è un destino inevitabile. È mancanza di consapevolezza, e la consapevolezza si può costruire.

I soldi non hanno bisogno di colpi di genio. Hanno bisogno di tempo, buon senso e di un numero molto inferiore di decisioni inutili.

Nota importante: investire comporta rischi e nessun contenuto generale può sostituire una valutazione della propria situazione patrimoniale, fiscale e personale. Prima di investire, è necessario comprendere strumenti, costi e rischi coinvolti.

Domande frequenti sugli errori di investimento

Tenere tutti i risparmi sul conto corrente è sempre sbagliato?

No. Una quota di liquidità serve per spese imminenti e imprevisti. Il problema è lasciare sul conto, senza una ragione precisa, denaro destinato a obiettivi di lungo periodo mentre l’inflazione ne erode il valore reale.

I BTP sono un cattivo investimento?

No, ma comprare solo BTP con tutto il patrimonio significa concentrare il rischio su un singolo emittente e una sola tipologia di investimento. Il loro ruolo va valutato dentro un portafoglio complessivo e coerente con gli obiettivi.

Quanto spesso dovrei controllare il mio portafoglio?

Per un investitore di lungo periodo, controllarlo poche volte l’anno può essere sufficiente. Verificare periodicamente asset allocation, costi e coerenza con gli obiettivi è utile, mentre l’ossessione quotidiana favorisce decisioni emotive.

Perché le commissioni incidono così tanto sul rendimento?

Perché vengono sottratte ogni anno e riducono l’effetto dell’interesse composto. Su orizzonti di decenni, anche una differenza percentuale apparentemente piccola può trasformarsi in una quota molto rilevante del patrimonio finale.

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